Il Blog di Antonio Caliendo

Intervista ad Antonio Caliendo

Febbraio 5, 2008 · No Comments

Oltre 30 anni di onorata carriera, una sfilza infinita di campioni in scuderia e, ora, la grande sfida in terra inglese alla guida del QPR. Abbiamo incontrato il guru dei procuratori italiani, l’uomo che ha visto crescere campioni del calibro di Roby Baggio, Dunga, Schillaci e molti altri ancora…

La storia di Antonio Caliendo è quella di un uomo che si è fatto da solo. E’ stato lui, negli anni ’70, ha dare vita al moderno concetto di procuratore. La sua grande passione per il calcio lo porta, esattamente nel 1979, a seguire un giovanotto di belle speranze di nome Giancarlo Antognoni. E’ la prima di tante gemme che faranno parte dell’incredibile scuderia del guru Antonio Caliendo, un uomo che con il suo carisma e la sua professionalità ha insegnato la professione a tanti aspiranti agenti, ora grandi nomi del variegato mondo dei procuratori

Ci troviamo a Sant’Agnello, ridente cittadina in provincia di Napoli. Antonio Caliendo è ospite di un evento, organizzato nella vicina Sorrento, dal suo amico e, ovviamente, agente di calciatori, Michele Straniero. Rilassato e, come sempre, a suo agio, ci accoglie come se ci conoscessimo da una vita. Subito si finisce per scambiarsi opinioni sul calcio, spaziando dal Sorrento (neo-promosso in C2) al Queens Park Rangers, squadra inglese di notevole prestigio della quale Caliendo possiede la maggioranza assoluta insieme all’amico, anche lui ex agente di calciatori Gianni Paladino.

Caliendo è oggi un distinto signore che riesce a trasmettere, solamente con lo sguardo, un carisma e una sicurezza assolutamente non comuni. Questo ci aiuta a capire il motivo per cui, per diversi anni, Caliendo è sempre stato riconosciuto come uno dei migliori procuratori sulla piazza. Ricordiamo che stiamo parlando di un procuratore che, durante i Mondiali di Italia ’90, aveva la procura di ben 140 dei calciatori partecipanti e, dato ancor più significativo, su 22 finalisti in campo (Argentina-Germania era la finale), ben 12 erano “suoi”. Dopo questa, doverosa, premessa ci accingiamo a cominciare l’intervista e, subito, veniamo ripresi da Caliendo che, dopo alcuni nostri tentativi di impostare le domande con il “lei”, ci “ordina” di passare al “tu”: “Mi dovete dare del tu, io sono Antonio, e ora statemi a sentire…”. Ovviamente la richiesta viene accolta…

Antonio, di cosa ti occupi oggi? Quali campioni segui?

“In questo momento posso dire di essere solo il chairman del QPR e mi dedico anima e corpo alla squadra insieme al mio amico Gianni (Paladini, ndr.)”.

Postilla. A sentire pronunciare la parola “solo” da un uomo che ha gestito la procura di un numero impressionante di calciatori (secondo gli addetti ai lavori si va ben oltre i 250 cosiddetti “internazionali di altissimo livello”) è qualcosa di assolutamente strano.

Come hai affrontato questa nuova sfida inglese? In fin dei conti tu sei sempre stato abile a gestire campionissimi come Baggio, Dunga, Caniggia, Passerella, Schillaci…

“Due anni fa mi ha chiamato Gianni Paladini (anche lui vicino a noi, nella hall dello splendido Hotel La Pace) e mi ha chiesto di partecipare ad una sfida insieme a lui. Visto che nella mia vita ho sempre amato vivere sfide diverse e difficili, ho accettato anche perché l‘idea di vivere il calcio inglese mi trasmetteva un fascino enorme.

Oggi sono ‘sposato’ con la causa di un club che ha tradizione, seguito e voglia, almeno pari alle grandi squadre londinesi che hanno fatto la storia del calcio”.

Che cosa c’è nel calcio inglese che ti affascina così tanto?

“La voglia di giocare a calcio. Uno spirito che porta la gente allo stadio in serenità, e con altrettanta serenità permette di vivere una intera settimana senza veleni e polemiche che producono le cose brutte che purtroppo si sentono in Italia”.

Ci spieghi, in poche parole, la differenza tra il calcio anglosassone e quello che giochiamo in Italia?

“Negli stadi italiani, spesso, capita di avere voglia che la partita finisca più presto possibile. In Inghilterra, personalmente, questa sensazione non ricordo di averla mai avuta. Piuttosto mi viene in mente un match al quale ho assistito, un Arsenal-Middlesbrough, in cui ricordo di aver sentito l’arbitro fischiare dopo ben 19’ dall’inizio del match. Hai capito bene? L’arbitro ha fischiato solo dopo 19’! Impensabile da noi…”.

Facciamo un passo indietro. Torniamo al Caliendo procuratore. La storia del calcio, si sa, la fanno i grandi campioni. E di campioni tu ne hai visti parecchi…

“Sì, ne ho avuti tantissimi. In 30 anni di carriera ti potrei citare un mare di episodi più o meno curiosi. Alcuni però, ti dico, che proprio non li cancellerò mai dalla memoria. Facciamo così, cominciamo da un Campione del Mondo che proprio in questi giorni è diventato il CT della squadra più ammirata della storia del calcio, il Brasile. Sto parlando di Dunga. Lui mi considera il suo fratello maggiore e la pensano così anche in Brasile. Ogni volta che vado laggiù mi capita di ricevere onori che forse spetterebbero ad un Capo di Stato. Sapere che è il Commissario Tecnico del Brasile mi inorgoglisce e mi fa un enorme piacere per lui. È un ragazzo splendido. Merita soddisfazioni del genere perché è un grande uomo. Di lui ho tanti aneddoti ma non scorderò mai il momento in cui sollevò davanti ai miei occhi la Coppa del Mondo a USA ‘94. Era stata una vera e propria battaglia, inasprita dal caldo asfissiante. In più mettici che io sono italiano (l’Italia di Sacchi era l’altra finalista, purtroppo sconfitta ai rigori) e il fatto che la nostra squadra aveva appena perso la Coppa del Mondo. E non dimenticare che io avevo anche Baggio in campo (che fallì il rigore decisivo). Ebbene, in quella occasione credo di aver vissuto emozioni irripetibili. Ma ti assicuro che sono riuscito. nonostante tutto, a gioire per un ragazzo brasiliano che aveva conquistato il mondo, e me lo mostrava attraverso il trofeo più bello. In quei momenti mi ha ripagato ampiamente del lavoro di tanti anni insieme”.

Ci parli di Roberto Baggio?

“Ci metteremmo giorni interi. Quello che posso dirti è che ho stampato nella memoria l’immagine di un ragazzo di 15 anni , lasciato solo in uno spogliatoio, stanco e bagnato fradicio, con lo scenario di una Vicenza sotto una pioggia incessante. Quel ragazzo tanto indifeso in quel momento, qualche anno dopo, avrebbe stupito il mondo. Tutto quello che avete letto sui giornali, i contratti, le squadre, i colpi di classe, le vicende del giocatore e dell’uomo Baggio, le conosco bene. Io c’ero!

Altri campioni che ci vuoi descrivere?

“Totò Schillaci è un ragazzo assolutamente naif. È come lo vedete. Ha un cuore grande come la voglia che ha mostrato al mondo durante i Mondiali in Italia. Che vuoi che ti dica di Totò. Un giorno nel 1992 mi disse che avrebbe voluto che gli curassi gli interessi per tutta la vita! Ramon Diaz mi ha dato grande soddisfazione come calciatore ma continua a darmene da allenatore. E’ tra i calciatori che ho portato in Italia subito dopo la riapertura delle frontiere nel 1981. Tengo a lui in modo particolare. Pensa che da allenatore, sommando i Tornei “ Apertura” e “Clausura” in Argentina, è diventato il tecnico in assoluto più vincente con ben 7 vittorie di fila corredate da una splendida Coppa Libertadores. E poi ti potrei raccontare di Aldair, Trezeguet, Batistuta e tanti altri ancora. Chissà, magari un giorno metteremo giù un libro su tutti quanti”.

Un’ultima considerazione vorremmo la facessi sulla vicenda che ha sconvolto il nostro calcio…

“Purtroppo le cose non stavano andando bene. Ora è inutile dire che certe cose andavano evitate e non dovevamo arrivare a tanto. Sarebbe un po’ come fare dietrologia e non servirebbe a molto. Voglio solo dire che qualche mese fa, avanzai la proposta di un anno senza coppe europee con una manifestazione alternativa, una cosa tipo “Coppa della sportività”, una manifestazione solo nostra, anche solo per un anno, da disputarsi sul modello della F.A.Cup inglese per mostrare al mondo un calcio italiano pulito e capace di ricominciare dopo degli errori”.

Proposta caduta nel vuoto, purtroppo…

Salvatore Siviero, 18/01/2007

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Caliendo vende il QPR a Briatore

Febbraio 5, 2008 · No Comments

“Ormai ho deciso vendo il Queen’s Park Rangers a Briatore. Ho preso questa società quando era in serie C, un anno fa, sono arrivato ad un passo alla Premier. Briatore ha la potenzialità economica per completare il progetto”.

Antonio Caliendo, che rappresenta insieme a un gruppo di amici il 47,5% del pacchetto azionario, fatica a trattenere l’emozione. “C’erano tre gruppi interessati all’acquisto del QPR. Potevo da vita ad un’asta. Ma il progetto di Briatore mi piace. E mi piace sapere che questa società andrà avanti con l’anima italiana”.

[…]

Che cosa rappresenta il QPR nel panorama calcistico inglese?

“E’ stata la squadra di Winston Churchill e oggi è la formazione più vicina al Palazzo Reale. Ma non solo. Pesca anche tra la gente comune e nel mondo dello spettacolo. Tra i tifosi più accaniti c’è Pete Doherty. La fidanzata, Kate Moss, è appena venuta a comprare 20 maglie del QPR. Pete vuole fare un concerto obbligando tutti i componenti della band ad indossare la nostra divisa”.

Da procuratore lei ha condotto numerose trattative: la cessione del QPR a quale delle sue operazioni del passato può essere paragonata?

“Alla cessione di Baggio dalla Fiorentina alla Juventus. Una trattativa molto complessa. Anche dal punto di vista umano”.

La Gazzetta dello Sport, 21/08/2007

Caliendo e il suo gruppo hanno ceduto il Queen’s Park Rangers al gruppo di Briatore ed Ecclestone lo scorso settembre.

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E’ Ederson l’erede di Juninho

Febbraio 5, 2008 · No Comments

L’Olympique Lyonnais si è assicurato per 15 milioni di euro le prestazioni del centrocampista Ederson, che concluderà la stagione con l’OGC Nice.

Il ruolo di Juninho

Il 22enne brasiliano ha superato le visite mediche con i campioni di Francia, ma resterà a Nizza fino a giugno. Il presidente del Lione Jean-Michel Aulas ha ringraziato Juninho Pernambucano per aver contribuito all’acquisto di un giocatore conteso da molte squadre e considerato l’erede del 32enne capitano del Lione. “Juninho ha sentito Ederson diverse volte”.

Pilastro

Ederson ha iniziato la carriera con l’SC Internacional in Brasile, prima di trasferirsi allo EC Juventude nel 2004. Quell’estate si è trasferito al Nizza, inizialmente in prestito. Nonostante una sola presenza da titolare durante la prima stagione in Francia, Ederson ha convinto il club transalpino ad acquistarlo a titolo definitivo. Ederson è poi diventato uno dei pilastri della quarta forza del campionato francese, segnando 12 reti in 77 gare.

Uefa.com, 29/01/2008

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Caliendo porta Ederson al Lione

Febbraio 5, 2008 · No Comments

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Ederson, il nuovo Juninho che piace tanto alla Lazio

Febbraio 5, 2008 · No Comments

Si chiama Honorato Ederson, veste la maglia numero dieci, è brasiliano e ha compiuto ventuno anni a gennaio. Potrebbe essere l’acquisto da Champions della Lazio di Lotito, la ciliegina di qualità da aggiungere al solido gruppo di Delio Rossi. Le trattative vanno avanti da un po’, i biancazzurri sembrano ancora in vantaggio, nonostante a un certo punto si fosse inserita la Roma, per scatenare un derby intorno a questo trequartista del Nizza. Il ragazzo ha qualità: il piede destro, soprattutto. In Francia paragonano le sue punizioni a quelle del maestro assoluto, Juninho Pernanbucano, anche se il lionese resta inarrivabile.

CHI E’ - Nato a Parapua, nello stato di San Paolo, Ederson debutta a 17 anni in seconda divisione col Rs Futebol: due stagioni per far notare la sua grande capacità di controllare la palla e passa alla Juventude, dove debutta nel massimo campionato brasiliano. Anche qui resta poco, perché attraverso i procuratori Antonio Caliendo e Patrizia Righini prende la strada per l’Europa. Viene parcheggiato a Nizza, inizialmente in prestito, ma poi il club francese si convince, lo compra e lo blinda con un contratto fino al 2010 e una clausola di rescissione di 11 milioni di euro. Nel frattempo Ederson cresce, viene notato dal Lione, sorprende il Monaco con un pallonetto da 35 metri e finisce sul taccuino anche del Valencia e delle romane. Ora potrebbe essere arrivato il momento del grande salto per questo ragazzo, che a una buona dote di classe accoppia un fisico da trequartista moderno (è alto 181 cm). Ha margini di miglioramento importanti, sa giocare fra le linee, è dinamico e ha grandi doti sui calci piazzati. Quest’anno al Nizza ha messo insieme 30 presenze e sei reti (di cui due su rigore): è stata una delle poche note liete in una stagione tribolata per i rossoneri. La lunga permanenza in Europa (è in Costa Azzurra da ormai tre anni) dovrebbe eliminare i rischi dell’ambientamento, presenti con altri aspiranti fenomeni sudamericani. Nizza e Lazio non sono distanti: i dieci milioni offerti da Lotito potrebbero andar bene, ma bisogna valutare se il Nizza accetterà il pagamento dilazionato offerto dal presidente biancazzurro, che pare orientato a puntare su Ederson lasciando cadere il diritto di riscatto su Jimenez.

Gazzetta.it, 27/6/2007

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