ALCUNE RIFLESSIONI IN MERITO A MOGGI, MORATTI E FACCHETTI A MARGINE DEL PROCESSO SU CALCIOPOLI

In questi giorni, da parte degli imputati di calciopoli, sta andando in scena il tentativo di volgere a proprio favore gli esiti del processo.

Di per se, nulla di anomalo : ogni imputato ha diritto di combattere nella “gara” processuale per volgerne a proprio favore l’esito finale.

In questo caso però sembra che la battaglia processuale si svolga in modo impari fra accusa e difesa.

Sembra infatti che, a favore della difesa di Moggi, sia sceso in campo un soggetto dal potere immenso : lo strumento televisivo.

La televisione, cui ormai vanno riconosciuti poteri “sovrannaturali” nel plasmare e formare il pensiero dell’opinione pubblica, pare si sia apertamente schierata a favore della posizione di chi sta cercando di sostenere che il comportamento tenuto da Moggi (quello che è emerso dalle intercettazioni) sia stato assolutamente nella norma e che tutti gli addetti ai lavori, in quel tempo si comportavano come lui.

Dopo avere ascoltato, per un po’ di giorni, il martellamento mediatico che riproponeva, in modo nemmeno tanto subliminale anzi direi in modo abbastanza diretto e violento, questo messaggio, mi sono reso conto che la ripetizione e la riproposizione di questa ipotesi, veniva da me ascoltata con sempre minore attenzione e spirito critico, tanto che ormai veniva da me accettata ( pur non condividendola) quasi con rassegnazione.

E’ stato quando questa comunicazione ha aggredito un personaggio che non c’è più e che a mio avviso nella sua vita si è sempre comportato con esemplare correttezza, onestà e rispetto degli altri, che la mia mente si è ribellata e si è indignata.

E allora sono ritornato indietro negli anni e mi sono venuti alla mente, con estrema chiarezza, le sensazioni che si vivevano in quel periodo lavorando nel mondo del calcio, sensazioni che il tempo aveva trasferito fra le cose passate, non più attuali e quindi un po’ dimenticate.
Penso che tutti quelli che le hanno vissute e non erano vicini a Moggi, non le possano avere dimenticate.

Mi sono ritornate alla mente le difficoltà che tutti incontravano, determinate dal potere che gestiva Moggi e la Gea World, la fatica che si doveva affrontare per lavorare perché la gran parte del mercato era bloccato, il fatto che le potenzialità di acquisire calciatori di quel gruppo erano sproporzionate rispetto agli altri procuratori, mi è tornato alla mente che se un calciatore diventava bravo, il suo agente viveva con la preoccupazione che loro lo acquisissero e lo portassero via.
Sensazioni che dopo calciopoli nessuno ha più vissuto.

Mi sono ritornate alla mente le lotte che abbiamo fatto insieme a molti agenti di calciatori (Canovi, Caliendo, Pasqualin, e molti altri) per cercare di contenere questo strapotere, le mitiche riunioni organizzate da Antonio Caliendo a Modena, alle quale hanno partecipato più di cento agenti di calciatori (fatto di portata storica !!) per protestare e organizzarsi contro questa situazione, (a dimostrazione del fatto che il problema era grave, presente e sentito da tutti), il tentativo da me fatto insieme a Canovi di trovare un rapporto di equilibrio e di convivenza con il gruppo Moggi per poter lavorare nel rispetto gli uni degli altri, con la costituzione della IASA (tentativo forse un po’ presuntuoso e comunque interrotto per l’insorgere del ciclone calciopoli).

Tante cose mi sono tornate alla mente, tanti ricordi, ma soprattutto sensazioni fastidiose legate a quel tempo.

Mi è venuta in mente anche la sorpresa con cui ho appreso, leggendo le registrazioni delle telefonate, circa l’esistenza di un sistema e di una organizzazione su cui questo potere si realizzava: non era solo l’abilità, il carisma di un uomo che era riuscito ad organizzare un sistema di potere e si limitava a gestirlo seppur in modo decisamente autoritario, come io pensavo, ma in realtà dagli elementi che emergevano appariva una organizzazione con una struttura articolata, con rapporti ramificati, con gerarchie, con interessi diffusi da soddisfare, che condizionava pesantemente tutti gli altri addetti ai lavori (in molti casi corretti e onesti).

Queste cose mi sono venute alla mente nel momento in cui le televisioni cercavano di convincermi che anche Giacinto Facchetti si comportava così, che anche Moratti faceva le stesse cose, nel momento in cui Moggi in una intervista al TG1 ribadiva con naturalezza e serenità assoluta questo concetto.

E allora qui ho sentito che non potevo più accettare questi concetti senza esprimere la mia idea : perché tutti noi, tutti quelli che hanno lavorato nel mondo del calcio in quel periodo sanno che queste affermazioni sono false.

Non sono necessarie prove e non voglio fare alcun processo, ma voglio dire con grande fermezza e con la assoluta certezza di dire una cosa vera che così non era.

Sento di poter dire che non è vero che come si comportava Moggi si comportavano tutti.
Il messaggio televisivo, soprattutto se è ripetuto frequentemente, riesce purtroppo a creare una realtà virtuale che allo spettatore, senza che se ne accorge , diventa la realtà.
Ma in questo caso a me non deve succedere.

Sono assolutamente certo che il comportamento di Moggi e delle persone a lui vicine nulla aveva a che fare con quello di Moratti e Facchetti.

Non mi interessa trovare elementi di prova su quanto sostengo perché, come sopra ho ribadito non voglio fare processi : di fronte ad una operazione mediatica che trasmette un messaggio che non condivido, voglio solo esprimere la mia idea per non omologarmi ad una posizione che giorno dopo giorno entra nelle case e nella mente di tutti noi.

Perché penso che in un momento come questo le posizioni individuali debbano essere espresse per evitare che il potere della televisione ci inibisca il diritto di pensare e di ricordare, di valutare e di indignarci.

Voglio solo rammentare un dato : dal 1994 al 2005 periodo nel quale Moggi è stato direttore generale della Juventus, l’Inter non ha vinto uno scudetto, la Juventus ne ha vinto sei e il Milan quattro.

Dopo calciopoli l’Inter ha vinto quattro scudetti di seguito.

Ognuno è libero di valutare questo dato come meglio crede.

Quello che ritengo con certezza è che il tentativo di estrapolare alcune telefonate fra le migliaia e migliaia acquisite, per sostenere che tutti facevano così e strumentale e privo di qualsivoglia fondamento.

Secondo me tutti cercavano di sopravvivere in una situazione che era così fortemente squilibrata a favore del potere espresso da Moggi e dalla Gea e da tutto il suo gruppo di riferimento, che chiunque per sopravvivere, per contenere questo strapotere, cercava di trovare delle soluzioni.

Ma alla fine tutti indistintamente subivano questa situazione e nessuno aveva la forza e gli strumenti per sovvertirla: questo non va dimenticato.

Avv. Paolo Bordonaro
calcioelegge.com

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