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Caliendo: “Prima di passare alla Juve, Roberto Baggio era praticamente già del Milan”

Prima di passare alla Juve, Roberto Baggio era praticamente già del Milan. Lo ha raccontato Antonio Caliendo, ex procuratore del giocatore, in un intervista a “Sport Time”, i notiziario di Sky. “Baggio era già del Milan ed io ero già d’accordo con il Conte Pontello Alla Juve subentrò i nuovo management con Montezemolo ed in quel momento venni a sapere che si erano messi d’accordo con Pontello. Baggio non se la sentiva di andare alla Juve. Parlai con Pontello e gli dissi che avevo dato parola al presidente Berlusconi. Il giorno seguente mi chiamò Galliani e mi disse che ero atteso a Milano per un colloquio nel quale il presidente Berlusconi mi disse: “Caliendo, mi dispiace, io devo ringraziarla per come si e comportato, ma devo rinunciare”.

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Intervista ad Antonio Caliendo

Oltre 30 anni di onorata carriera, una sfilza infinita di campioni in scuderia e, ora, la grande sfida in terra inglese alla guida del QPR. Abbiamo incontrato il guru dei procuratori italiani, l’uomo che ha visto crescere campioni del calibro di Roby Baggio, Dunga, Schillaci e molti altri ancora…

La storia di Antonio Caliendo è quella di un uomo che si è fatto da solo. E’ stato lui, negli anni ’70, ha dare vita al moderno concetto di procuratore. La sua grande passione per il calcio lo porta, esattamente nel 1979, a seguire un giovanotto di belle speranze di nome Giancarlo Antognoni. E’ la prima di tante gemme che faranno parte dell’incredibile scuderia del guru Antonio Caliendo, un uomo che con il suo carisma e la sua professionalità ha insegnato la professione a tanti aspiranti agenti, ora grandi nomi del variegato mondo dei procuratori

Ci troviamo a Sant’Agnello, ridente cittadina in provincia di Napoli. Antonio Caliendo è ospite di un evento, organizzato nella vicina Sorrento, dal suo amico e, ovviamente, agente di calciatori, Michele Straniero. Rilassato e, come sempre, a suo agio, ci accoglie come se ci conoscessimo da una vita. Subito si finisce per scambiarsi opinioni sul calcio, spaziando dal Sorrento (neo-promosso in C2) al Queens Park Rangers, squadra inglese di notevole prestigio della quale Caliendo possiede la maggioranza assoluta insieme all’amico, anche lui ex agente di calciatori Gianni Paladino.

Caliendo è oggi un distinto signore che riesce a trasmettere, solamente con lo sguardo, un carisma e una sicurezza assolutamente non comuni. Questo ci aiuta a capire il motivo per cui, per diversi anni, Caliendo è sempre stato riconosciuto come uno dei migliori procuratori sulla piazza. Ricordiamo che stiamo parlando di un procuratore che, durante i Mondiali di Italia ’90, aveva la procura di ben 140 dei calciatori partecipanti e, dato ancor più significativo, su 22 finalisti in campo (Argentina-Germania era la finale), ben 12 erano “suoi”. Dopo questa, doverosa, premessa ci accingiamo a cominciare l’intervista e, subito, veniamo ripresi da Caliendo che, dopo alcuni nostri tentativi di impostare le domande con il “lei”, ci “ordina” di passare al “tu”: “Mi dovete dare del tu, io sono Antonio, e ora statemi a sentire…”. Ovviamente la richiesta viene accolta…

Antonio, di cosa ti occupi oggi? Quali campioni segui?

“In questo momento posso dire di essere solo il chairman del QPR e mi dedico anima e corpo alla squadra insieme al mio amico Gianni (Paladini, ndr.)”.

Postilla. A sentire pronunciare la parola “solo” da un uomo che ha gestito la procura di un numero impressionante di calciatori (secondo gli addetti ai lavori si va ben oltre i 250 cosiddetti “internazionali di altissimo livello”) è qualcosa di assolutamente strano.

Come hai affrontato questa nuova sfida inglese? In fin dei conti tu sei sempre stato abile a gestire campionissimi come Baggio, Dunga, Caniggia, Passerella, Schillaci…

“Due anni fa mi ha chiamato Gianni Paladini (anche lui vicino a noi, nella hall dello splendido Hotel La Pace) e mi ha chiesto di partecipare ad una sfida insieme a lui. Visto che nella mia vita ho sempre amato vivere sfide diverse e difficili, ho accettato anche perché l‘idea di vivere il calcio inglese mi trasmetteva un fascino enorme.

Oggi sono ‘sposato’ con la causa di un club che ha tradizione, seguito e voglia, almeno pari alle grandi squadre londinesi che hanno fatto la storia del calcio”.

Che cosa c’è nel calcio inglese che ti affascina così tanto?

“La voglia di giocare a calcio. Uno spirito che porta la gente allo stadio in serenità, e con altrettanta serenità permette di vivere una intera settimana senza veleni e polemiche che producono le cose brutte che purtroppo si sentono in Italia”.

Ci spieghi, in poche parole, la differenza tra il calcio anglosassone e quello che giochiamo in Italia?

“Negli stadi italiani, spesso, capita di avere voglia che la partita finisca più presto possibile. In Inghilterra, personalmente, questa sensazione non ricordo di averla mai avuta. Piuttosto mi viene in mente un match al quale ho assistito, un Arsenal-Middlesbrough, in cui ricordo di aver sentito l’arbitro fischiare dopo ben 19’ dall’inizio del match. Hai capito bene? L’arbitro ha fischiato solo dopo 19’! Impensabile da noi…”.

Facciamo un passo indietro. Torniamo al Caliendo procuratore. La storia del calcio, si sa, la fanno i grandi campioni. E di campioni tu ne hai visti parecchi…

“Sì, ne ho avuti tantissimi. In 30 anni di carriera ti potrei citare un mare di episodi più o meno curiosi. Alcuni però, ti dico, che proprio non li cancellerò mai dalla memoria. Facciamo così, cominciamo da un Campione del Mondo che proprio in questi giorni è diventato il CT della squadra più ammirata della storia del calcio, il Brasile. Sto parlando di Dunga. Lui mi considera il suo fratello maggiore e la pensano così anche in Brasile. Ogni volta che vado laggiù mi capita di ricevere onori che forse spetterebbero ad un Capo di Stato. Sapere che è il Commissario Tecnico del Brasile mi inorgoglisce e mi fa un enorme piacere per lui. È un ragazzo splendido. Merita soddisfazioni del genere perché è un grande uomo. Di lui ho tanti aneddoti ma non scorderò mai il momento in cui sollevò davanti ai miei occhi la Coppa del Mondo a USA ‘94. Era stata una vera e propria battaglia, inasprita dal caldo asfissiante. In più mettici che io sono italiano (l’Italia di Sacchi era l’altra finalista, purtroppo sconfitta ai rigori) e il fatto che la nostra squadra aveva appena perso la Coppa del Mondo. E non dimenticare che io avevo anche Baggio in campo (che fallì il rigore decisivo). Ebbene, in quella occasione credo di aver vissuto emozioni irripetibili. Ma ti assicuro che sono riuscito. nonostante tutto, a gioire per un ragazzo brasiliano che aveva conquistato il mondo, e me lo mostrava attraverso il trofeo più bello. In quei momenti mi ha ripagato ampiamente del lavoro di tanti anni insieme”.

Ci parli di Roberto Baggio?

“Ci metteremmo giorni interi. Quello che posso dirti è che ho stampato nella memoria l’immagine di un ragazzo di 15 anni , lasciato solo in uno spogliatoio, stanco e bagnato fradicio, con lo scenario di una Vicenza sotto una pioggia incessante. Quel ragazzo tanto indifeso in quel momento, qualche anno dopo, avrebbe stupito il mondo. Tutto quello che avete letto sui giornali, i contratti, le squadre, i colpi di classe, le vicende del giocatore e dell’uomo Baggio, le conosco bene. Io c’ero!

Altri campioni che ci vuoi descrivere?

“Totò Schillaci è un ragazzo assolutamente naif. È come lo vedete. Ha un cuore grande come la voglia che ha mostrato al mondo durante i Mondiali in Italia. Che vuoi che ti dica di Totò. Un giorno nel 1992 mi disse che avrebbe voluto che gli curassi gli interessi per tutta la vita! Ramon Diaz mi ha dato grande soddisfazione come calciatore ma continua a darmene da allenatore. E’ tra i calciatori che ho portato in Italia subito dopo la riapertura delle frontiere nel 1981. Tengo a lui in modo particolare. Pensa che da allenatore, sommando i Tornei “ Apertura” e “Clausura” in Argentina, è diventato il tecnico in assoluto più vincente con ben 7 vittorie di fila corredate da una splendida Coppa Libertadores. E poi ti potrei raccontare di Aldair, Trezeguet, Batistuta e tanti altri ancora. Chissà, magari un giorno metteremo giù un libro su tutti quanti”.

Un’ultima considerazione vorremmo la facessi sulla vicenda che ha sconvolto il nostro calcio…

“Purtroppo le cose non stavano andando bene. Ora è inutile dire che certe cose andavano evitate e non dovevamo arrivare a tanto. Sarebbe un po’ come fare dietrologia e non servirebbe a molto. Voglio solo dire che qualche mese fa, avanzai la proposta di un anno senza coppe europee con una manifestazione alternativa, una cosa tipo “Coppa della sportività”, una manifestazione solo nostra, anche solo per un anno, da disputarsi sul modello della F.A.Cup inglese per mostrare al mondo un calcio italiano pulito e capace di ricominciare dopo degli errori”.

Proposta caduta nel vuoto, purtroppo…

Salvatore Siviero, 18/01/2007